Uno studio pubblicato dalla Banca Centrale Europea alla fine del 2025 ha analizzato i flussi di mobilità lavorativa nei Paesi dell'Eurozona nell'arco del quinquennio 2020-2025, giungendo a una conclusione che smentisce alcuni luoghi comuni: contrariamente a quanto si potrebbe supporre, sono i lavoratori con basse qualifiche — non quelli altamente specializzati — a cambiare lavoro con maggiore frequenza, spesso involontariamente, a causa di automazione, crisi settoriali o riorganizzazioni aziendali.
I dati dello studio BCE
Il 38% dei lavoratori con istruzione secondaria inferiore ha cambiato almeno un datore di lavoro negli ultimi tre anni, contro il 21% dei laureati. Tuttavia, la qualità di questo cambiamento è radicalmente diversa: mentre i lavoratori qualificati tendono a muoversi verso posizioni migliori (con un aumento medio del salario del 9%), quelli meno qualificati spesso accettano condizioni peggiorative pur di mantenere un'occupazione.
Il ruolo della formazione continua
La formazione emerge dallo studio come il fattore più significativo nel determinare la traiettoria professionale di chi cambia lavoro. I lavoratori che avevano partecipato ad almeno un percorso di upskilling negli ultimi due anni mostravano una probabilità il 43% più alta di trovare un'occupazione equivalente o migliore entro sei mesi dalla perdita del lavoro precedente.
Strumenti disponibili in Italia
In Italia, il principale strumento di finanziamento per la formazione dei lavoratori occupati è il Fondo Nuove Competenze, che nel 2025 ha raggiunto una dotazione complessiva di 2,4 miliardi di euro. I Fondi Interprofessionali (come Fondimpresa, Fondir e Fonder) offrono un'alternativa strutturale per le aziende che investono continuativamente nella crescita del proprio personale. Alètheia Srl gestisce percorsi finanziati attraverso entrambi i canali, accompagnando imprese e lavoratori nell'accesso a queste risorse e nella progettazione di interventi formativi efficaci.




