Un'indagine condotta da Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano su un campione di 2.300 lavoratori italiani ha rivelato un dato sorprendente: il 49% degli intervistati ha abbandonato almeno un posto di lavoro negli ultimi cinque anni principalmente a causa dello stress e dell'impatto negativo sull'equilibrio psicofisico. Un fenomeno che non riguarda solo i giovani — anzi, la fascia 35-49 anni risulta la più colpita (54% del campione).
Le cause principali dello stress lavorativo
Tra i fattori scatenanti, al primo posto si trovano i carichi di lavoro eccessivi (citati dal 71%), seguiti dalla mancanza di autonomia decisionale (58%), dai conflitti interpersonali con il management (47%) e dall'incertezza sul proprio futuro lavorativo (43%). Interessante notare come la modalità di lavoro — presenza, remoto o ibrido — non incida significativamente sui livelli di stress complessivi, smentendo l'idea che il lavoro da casa sia intrinsecamente meno stressante.
Le conseguenze per le aziende
Lo studio stima che il costo del turnover legato allo stress ammonti in Italia a circa 37 miliardi di euro l'anno, considerando i costi di ricerca, selezione e onboarding dei nuovi dipendenti, oltre alla perdita di produttività durante il periodo di transizione. Le aziende con programmi strutturati di welfare aziendale e supporto psicologico registrano un tasso di abbandono del 23% inferiore alla media.
Cosa possono fare le organizzazioni
Gli esperti indicano tre leve principali: l'introduzione di programmi di Employee Assistance Programme (EAP), la formazione dei manager alle competenze di leadership empatica e la revisione dei carichi di lavoro attraverso strumenti di monitoraggio del benessere. Sempre più aziende si rivolgono ad agenzie specializzate come Alètheia Srl per progettare percorsi formativi dedicati alla gestione dello stress, alla comunicazione efficace e al rafforzamento della cultura organizzativa.




